Sabato 05 Giugno 2010 14:41
Cosa serve per creare occupazione
Riportiamo la sintesi dell'intervento di Adriano Teso alla presentazione delle Considerazioni finali del Governatore della Banca d'Italia (4.6.2010):
Io non posso che darvi il punto di vista di un imprenditore che ogni giorno si confronta con il mercato. Ma anche di un imprenditore che ha sempre cercato di capire il problemi generali dell'economia nella quale opera e di proporre soluzioni, partecipando fin da giovane ad organismi del sistema Confindustriale, dirigendo e fondando importanti centri studi e partecipando anche ad attività di Governo.
Avrei voluto illustrarvi le mie analisi sui vari punti dell'economia produttiva toccati dal Governatore Draghi. Cosa che ho puntualmente preparato, accorgendomi poi che avrei dovuto parlarvi per troppo tempo. Ho quindi scelto la strada di illustrarvi le mie considerazioni sul problema che io ritengo il principale da risolvere: la disoccupazione. I dati di ieri dicono che nell'area euro è ai massimi mai registrati: 9,2%; Francia e Germania superano ognuna strutturalmente i 5-6 milioni di disoccupati. L'Italia, che da sempre ha percentuali inferiori, nasconde il problema con posti di lavoro non produttivi. Cosa che aggrava la nostra capacità competitiva. E che porta ad un certo declino noi, ma anche la vecchia Europa.
Come uscirne?
Innanzi tutto con corrette analisi su cosa è successo.
La grande truffa della finanza americana, agevolata dai facili guadagni di intermediari di tutto il mondo, da una non cultura, dalla mancanza di diffidenza e dall'ingordigia del risparmiatore medio, è stata solo la ciliegina finale su un sistema da venti anni in degrado.
Semplicemente la vecchia Europa, ma anche gli USA, consuma di più di quanto reddito riesce a produrre. Cioè non riesce a vendere sui mercati esteri quanto basta per pagare quanto vuole o deve importare. Dalle materie prime ai prodotti energetici che non possiedono, a prodotti che per tecnologie o bassi costi (praticamente quasi tutto) non arriva a contrastare.
Quali le principali cause di ciò per il nostro Paese?
Occupazione non produttiva: circa 1/ 3 degli occupati, ossia delle persone che lavorano, non produce valore aggiunto. E come sappiamo bene, un finto posto di lavoro costa molto di più di un semplice ed equo reddito sociale.
Poche ore di lavoro: in confronto con i nostri competitori europei e mondiali siamo ai livelli più bassi, specialmente nella Amministrazione Pubblica ma non solo lì. E la quantità di lavoro e di risparmio previdenziale sono insufficienti per coprire l'allungamento della vita.
Un sistema burocratico-legislativo che penalizza l'intraprendere: lentezze, incertezze, costi. Bisogna semplificare al massimo i processi amministrativi ed autorizzativi per incentivare la nuova imprenditorialità.
Un mercato del lavoro rigido, senza le flessibilità richieste da un mercato mondiale competitivo ed in continua rapida evoluzione.
Carenza di infrastrutture per una logistica produttiva (porti, ferrovia, snodi intermodali, autostrade del mare, collegamenti stradali).
Energie costose.
Elevata spesa dello Stato, oltre il 55% del PIL, con conseguente altissima tassazione e mancanza di risorse per investimenti aziendali e nella R&D.
Mercati ancora chiusi laddove ci sono concessioni e corporazioni. La miglior democrazia è il mercato che vota ogni giorno: bisogna eliminare i privilegi, le rendite di posizione e i cartelli.
Oneri fiscali impropri ovunque (sul lavoro, IRAP, sulle assicurazioni etc.).
Giustizia lenta e non certa, anche a causa di una eccessiva legislazione.
Sanità costosa, con sprechi e un servizio che potrebbe essere notevolmente migliorato.
Logica assistenziale a certe imprese e per certi consumi.
In generale, scarso senso della sussidiarietà, del mercato e delle priorità del paese.
Le soluzioni ci sono tutte (vedi dettagli in IBL, Centro Studi Liberali, Libertates, Libertiamo, Liberali in Rete), ma tutto dipende dalla creazione del consenso politico, non facile in una nazione come quella descritta nell'ultimo libro di Ostellino (Lo Stato Canaglia). Il mercato, la sussidiarietà, gli orari di lavoro, le difficoltà di fare impresa, se si faranno passi in avanti su questi temi si consentirà di creare molti nuovi posti di lavoro, che si potranno sempre creare, in quanto finché ci sono desideri o necessità da soddisfare c'è lavoro. Basta permettere agli italiani di fare impresa.






