Liberali in rete

Istat: pressione fiscale ai massimi di sempre

L'Istat rileva che nel 2009 la pressione fiscale ed il livello delle entrate dello Stato sono saliti ai massimi di sempre, con la sola eccezione del 1997, anno in cui si pagò l'una tantum dell'Eurotassa. Il documento è la rilevazione sui Conti ed aggregati economici delle Amministrazioni pubbliche, che riporta moltissime statistiche utili per chi è interessato alla stima del peso dello Stato nella vita economica del paese. Guardando questi dati una domanda sorge spontanea: può essere considerato libero un paese nel quale lo Stato si appropria della metà di quanto il paese produce? A voi la risposta.

Cosa serve per creare occupazione


Riportiamo la sintesi dell'intervento di Adriano Teso alla presentazione delle Considerazioni finali del Governatore della Banca d'Italia (4.6.2010):

Io non posso che darvi il punto di vista di un imprenditore che ogni giorno si confronta con il mercato. Ma anche di un imprenditore che ha sempre cercato di capire il problemi generali dell'economia nella quale opera e di proporre soluzioni, partecipando fin da giovane ad organismi del sistema Confindustriale, dirigendo e fondando importanti centri studi e partecipando anche ad attività di Governo.
Avrei voluto illustrarvi le mie analisi sui vari punti dell'economia produttiva toccati dal Governatore Draghi. Cosa che ho puntualmente preparato, accorgendomi poi che avrei dovuto parlarvi per troppo tempo. Ho quindi scelto la strada di illustrarvi le mie considerazioni sul problema che io ritengo il principale da risolvere: la disoccupazione. I dati di ieri dicono che nell'area euro è ai massimi mai registrati: 9,2%; Francia e Germania superano ognuna strutturalmente i 5-6 milioni di disoccupati. L'Italia, che da sempre ha percentuali inferiori, nasconde il problema con posti di lavoro non produttivi. Cosa che aggrava la nostra capacità competitiva. E che porta ad un certo declino noi, ma anche la vecchia Europa.

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Lettera di un imprenditore liberale a un giovane che vuol fare politica da uomo libero

Caro Amico,

mi hai manifestato il tuo desiderio di intraprendere una carriera politica e mi hai chiesto informazioni e consigli, anche per orientare meglio gli studi universitari in corso.

Vedo di fare del mio meglio scrivendoti questa lettera, sapendo di non avere particolari verità e certezze, ma solo perché tu rifletta adeguatamente su un’importante scelta di vita.

Motivazione. E' la precondizione essenziale da comprendere, per decidere se dedicare una parte importante della propria vita a una tale missione. Fare politica non è un mestiere. E' avere nel cuore il senso della giustizia, della difesa dei deboli, del volere che tutti i tuoi concittadini possano vivere meglio fisicamente e moralmente e il dar loro una sicurezza sociale e libertà. Mettendoti al servizio solamente delle tue convinzioni, dopo che sono state democraticamente vagliate e approvate dagli elettori. Senza illuderti che poi ti saranno grati, anche se avrai agito solo nel loro interesse. Tutto ciò nel bel mezzo, com’è giusto, di un’ampia libertà di pensiero e di stampa, dove almeno la metà ti darà contro, spesso con argomentazioni superficiali o addirittura false. Bisogna credere in se stessi e in quello che si fa e sapere che il mondo è andato avanti solo grazie a persone di questo tipo. Molte sono rimaste sconosciute ai più ed altre che sono diventate, con la grande comunicazione, i Gandhi, i Cattaneo, gli Einaudi, gli Smith, i Mandela, i De Gasperi, i Martin Luther King. E tanti altri che sono arrivati ai vertici della politica grazie a meno famosi e onesti gregari, che hanno lavorato per loro, ma sopratutto per le loro idee, lontano dai riflettori dei media; ma nei momenti difficili sarai solo. E tutti vorranno sempre sapere tutto su di te, non potrai avere segreti o cose non raccontabili. Se dopo aver riflettuto su queste cose, ti sei dato una risposta positiva, proviamo ad andare avanti su argomenti più prosaici.

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